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RASSEGNA STAMPA

Da "La Stampa " - Sabato 28 luglio 2001


Torinesi e Torino

IL MAESTRO DI PERCUSSIONI E' INCANTATO DALLA COLLINA

Giorgio Gandino: "Nessuna città come questa possiede
una ricchezza jazzistica così forte, per questo ho tanti allievi di batteria"

Maestro Giorgio Gandino, dicono che lei sia il miglior insegnante di batteria e percussioni di Torino. Se la sente di confermare?
"Beh, non credo che la fama sia immeritata, nel mio "Percstudio" di corso Turati 10 bis sono nati grandi batteristi"
Ne citi qualcuno.
"Già, e poi quelli che dimentico? Vabbè, faccio qualche nome e m'affido alla comprensione di chi non ho menzionato: Gianpaolo Petrini, Maurizio Plancher, Elio Rivagli, Enzo Zirilli, Fiorenzo Sordini, Gianfabio Cappello, Sandro Minetto, Enrico Matta, Massimo Barbiero, Bruno Genero, Bruno Astesana. Più due ragazze, bravissime, sono tra i grandi drummer: Alessia Mattalia e Barbara Mavilia"
Un vantaggio o uno svantaggio lavorare a Torino?
"Un enorme vantaggio, nessuna città ha una vita musicale così intensa come Torino. Sotto la Mole si suona jazz, e che ottimo jazz, come da nessuna altra parte, l'offerta di spettacoli è ricchissima, forse addirittura esagerata. Basti dire che l'altra sera c'erano grandi musicisti, tra cui l'immenso percussionista Trilok Gurtu, che si esibivano in tre posti differenti".
Sono molti i ragazzi che vogliono imparare la batteria?
"Moltissimi, la batteria è lo strumento che più li attira. Una volta primeggiava, nelle preferenze degli studenti, la chitarra, la batteria era seconda, da tempo è prima. E io sono oberato di lavoro, quando nel '90 andai in pensione smettendo di suonare per l'orchestra Sinfonica del Regio, mai avrei immaginato che nel "Percstudio" ci sarebbe stata sempre una processione di gente di tutte le età desiderosa di imparare a lavorare con le bacchette, i piatti, le pelli".
Ha tempo per vivere la città?
"Me lo ritaglio, guai se dovessi rinunciare ad andare in giro. Adoro ii quadrilatero romano, la zona di piazza Gran Madre, dei Cappuccini, il punto più bello credo sia corso San Maurizio, dove sbuca sul Po, di lì hai uno spettacolo unico al mondo: la collina, Superga, sulla destra la macchia verde del Valentino. Davvero un panorama mozzafiato, parola di chi il mondo l'ha girato".
Già, la vita errabonda del musicista.
"Eccezionale, mi sono divertito come un matto. Però, è stato bellissimo anche suonare in città, sono stato in tutti i locali che
negli anni Cinquanta e Sessanta erano i punti cardinali delle notti subalpine: Chatam, Perroquet, Columbia, il Big Perla aperto da Renzo Gallo in corso De Gasperi, per l'inaugurazione venni appositamente da Parigi. Che tempi.
Poi, nel '68 diedi il concorso per entrare al Regio, lo vinsi e per ventidue anni ho suonato opere, sinfonie, e al tempo
stesso insegnavo, nel 1969 fondai la scuola di batteria di Torino. Nel '77 il Comune mi affidò la cattedra di batteria jazz».
Da torinese doc, il luogo più affascinante?
"Il Bicerin, lì ti senti proprio a casa, è un posto magico, che ti ricarica. Poi, stupenda è la piola dietro la Gran Madre: anciue al verd, tumin eletric, la buta d'vin, un'atmosfera da vej Turin che più non si può».
Claudio Giacchino