Hai formato numerosi batteristi diventati poi grandi professionisti della scena non solo nazionale: chi ricordi maggiormente?
Rigorosamente in ordine alfabetico: Massimo Barbiero, Sergio Bellotti, Simone Bosco, Mario Bracco, Bruno Genero, Enrico Matta, Alessia Mattalia, Barbara Mavilia, Sandro Minetto, Gigi Morello, Gianpaolo Petrini, Maurizio Plancher, Elio Rivagli, Fiorenzo Sordini, Enzo Zirilli.
E chi ti ha dato maggiori soddisfazioni?
La soddisfazione più grande è che questi allievi-colleghi sono stilisticamente diversi uno dall'altro. Non hanno seguito le mode, ma sviluppato al massimo il loro talento creando il proprio suono. Un insegnamento per tutti.
Che ci dici dell'esperienza dell'Orchestra Sinfonica del Teatro Regio di Torino?
Mi è estremamente difficile condensare in poche battute un'esperienza durata 22 anni In primo luogo c'è la soddisfazione di eseguire partiture difficilissime su tamburo, gran cassa, piatti, timpani, xilofono e decine di accessori percussivi in compagnia di 80 professori d'orchestra.
Spaziare da Mahler a Gershwin a Stravinskij alla musica contemporanea seguendo la pertitura, adeguandosi ai movimenti e alla personalità del direttore del momento. Ancora adesso, a distanza di anni, mi capita di rivivere l'emozione e il batticuore che mi prendevano nel collocarmi in orchestra e nel guardare la sala al buio e vederla poi illuminarsi al termine dell'esecuzione, con il pubblico in piedi e gli applausi che ti sommergono.
Trovi ci siano delle differenze sostanziali nel mondo professionale rispetto al passato?
Non esistono paragoni fra il mondo professionale attuale
e quello del passato. Se si considera che a Torino fino agli anni '80 funzionavano 20 /30 locali tra dancing e night. Di conseguenza, 20/30 batteristi avevano il lavoro assicurato per tutto l'anno e poi con il gruppo andavano in altre città. Con l'avvento della disco music è iniziata, per così dire, la disoccupazione.
Ho letto uno scambio di informazioni curioso sul tuo sito tra un tuo allievo e Christian Meyer, il quale ti definisce uno degli ultimi grandi maestri italiani di batteria. Cosa dici a tal proposito?
Sono onorato da questa affermazione e ringrazio Christian. Credo che come me lui stia assistendo alla proliferazione di centinaia di metodi, decine di video, impostazioni complesse, batterie che assomigliano ad astronavi e insegnanti che iniziano a parlare, al rnalcapitato allievo, dell'ultimo batterista alla moda. Tutto questo svia dallo sviluppo di buone fondamenta. Christian proviene dalla scuola di Lucchini, da quel modo di studiare, ed evidentemente trova nella mia didattica quella concezione classica che sta alla base del mio insegnamento.
Ci racconti del tuo incontro con Max Roach?
Dopo quello con Gianfranca, mia moglie, è stato l'incontro più importante della mia vita. Considero Max Roach il più grande batterista di tutti i tempi e un genio assoluto del XX°' secolo, sia perché attraverso varie epoche ha consentito alla batteria di evolversi per mezzo di una creatività a tutt'oggi ineguagliata, sia per le composizioni, i molteplici gruppi
da lui diretti e gli innumerevoli dischi. Ho avuto l'onore di ospitarlo a casa mia e di essere stato invitato a trascorrere alcuni giorni da lui. Non ci sono parole per descrivere la sua umanità e la modestia. Un esempio è quando l'ho invitato a visitare il PercStudio: non ha atteso che andassi a prenderlo in hotel, ma ha chiamato un taxi, ha suonato il campanello
e scendendo le scale scandiva il mio nome: "Giorgio, Giorgio, Giorgio". Ha voluto il mio metodo autografato
e mi ha dedicato una sua composizione sulla mia Ludwig.
Ne potete ascoltare qualche frammento sul mio sito www giorgiogandino.it. Mi ha fatto felice.
Per concludere, vuoi dare qualche consiglio ai lettori di RitmI?
Studiate bene il solfeggio ritmico, i rudimenti del tamburo, da cui potete sviluppare decine e decine di fraseggi, e il tocco swing sul piatto. Fondamentale è lo studio della poliritmia. La batteria è nata con la musica Jazz e dovreste necessariamente avere una cultura studiandone la storia. Ascoltare i grandi maestri dagli anni '30 in poi. Vi arricchirebbe inoltre l'ascolto della musica classica. Consiglierei di possedere alcune nozioni di pianoforte per analizzare le strutture dei brani e, perché no, comporre qualcosa di vostro. L'amico Roberto Gatto docet. |